Dove la crisi diventa connessione: riscopri te stesso attraverso le tue relazioni.
La crisi non è la fine. È l′inizio di qualcosa di nuovo.
Quando tutto sembra bloccarsi, è il momento in cui puoi davvero cambiare direzione. Chiedere aiuto non è un segno di fragilità, ma un atto di coraggio e consapevolezza.
La sofferenza è un messaggio: qualcosa dentro di te chiede attenzione, ascolto, cura.
• Inizia il tuo percorso
Capire sé stessi per cambiare le relazioni.
Nella terapia relazionale con focus sugli stili di attaccamento, la crisi diventa una lente attraverso cui guardare i legami, riconoscere gli schemi che si ripetono e scoprire nuovi modi di stare in relazione.
È un percorso per chi desidera comprendere, trasformare e ritrovare equilibrio - dentro e fuori di sé.
Un investimento su di te, non solo un percorso di cura.
La psicoterapia non è solo per "stare meglio", ma per vivere in modo più autentico, libero da copioni disfunzionali che condizionano le tue relazioni.
È un viaggio che richiede energia, tempo e impegno - ma che restituisce libertà, consapevolezza e nuove possibilità di amare e sentirsi amati.
Trasforma la tua crisi in un′opportunità di crescita.
Ogni passo verso la consapevolezza è un passo verso una versione più autentica di te.
• Prenota un primo colloquio e inizia a riscrivere la tua storia.
Come inizia un percorso
Ogni percorso comincia da un incontro, non da una diagnosi.
A volte basta un messaggio o una telefonata per iniziare a dare voce a ciò che vivi.
Il primo colloquio è uno spazio di conoscenza reciproca, dove capire insieme se e come possiamo lavorare in squadra.
Da lì nasce un cammino costruito su misura, che attraverso la relazione e la consapevolezza trasforma la crisi in crescita.
• Scopri come funziona
Ogni percorso inizia da un incontro.
1) Il primo contatto
A volte basta un messaggio o una telefonata.
Può darsi che qualcuno ti abbia parlato di me, o che tu mi abbia trovata online.
Quel gesto - contattare - è già il primo passo verso il cambiamento.
Durante la chiamata ti racconterò come lavoro: durata, costi, setting, e capiremo insieme chi parteciperà al primo incontro.
Se riterrò che un′altra collega possa esserti più d′aiuto, sarò io a orientarti verso la persona giusta.
Perché anche questo è parte della cura: capire se possiamo davvero lavorare insieme.
2) Il primo colloquio
È il momento in cui ci si conosce.
Per molti è la prima volta in uno studio di psicoterapia: ci si misura con emozioni, pensieri, vulnerabilità.
Non serve avere "tutto chiaro": parleremo del presente, di ciò che ti porta qui e di come lo vivi.
Il primo colloquio non è solo informativo: è il punto in cui nasce la relazione terapeutica.
Un′alleanza - come una squadra - che si costruisce nel tempo e diventa la base di ogni cambiamento.
3) La consultazione
Nei due o tre colloqui successivi esploriamo insieme la tua storia.
Raccogliamo i fili che collegano il tuo vissuto, le relazioni e gli schemi affettivi che possono ripetersi.
Attraverso il focus sugli stili di attaccamento, impariamo a dare senso a ciò che accade oggi alla luce di ciò che è stato.
Questa fase è una lente che illumina: non giudica, ma comprende.
È il terreno su cui costruire il percorso terapeutico più adatto a te.
4) Il contratto terapeutico
Da qui inizia il lavoro vero e proprio.
Dopo la consultazione, definiremo insieme un piano di lavoro: obiettivi, tempi, modalità.
È un accordo condiviso e flessibile, che può evolvere se cambiano i tuoi bisogni o le circostanze.
Ogni terapia ha un inizio e una fine: il colloquio di congedo è parte integrante del processo, un momento per consolidare ciò che è stato trasformato. Dopo la chiusura, prevedo incontri di follow-up per accompagnare e rinforzare i nuovi equilibri.
Un primo colloquio può cambiare la direzione del tuo percorso.
Se senti che qualcosa dentro di te chiede ascolto, contattami. Insieme possiamo trasformare la crisi in un′occasione di crescita e consapevolezza.